Bologna, 18.26.
Ti sto cercando.
È la fine, ma dopotutto ad ogni fine spetta un inizio.
Forse l’importante è non sentirsi mai bene, per cercare
sempre una meta, per non assopirsi mai durante il viaggio.
Forse è così che sono destinata a vivere: con una dose di
sonnifero che posso scegliere di bere quando ti amo, quando tocco, in punta di
piedi, una parvenza di stabilità.
Allora solo rifiutando la mia parte più solida arriverò alla
fine, attraverserò indifferentemente l’oceano che mi separa da me stessa e solo
in quell’istante riuscirò a trovarmi da qualche parte.
O forse è come dicono tutti: prima o dopo, alla fine, ci
arrivi anche tu.
È quando scegli di cambiare i suffissi che inizi a capire
come vanno le cose, quando sei tu, non più gli altri.
Non esiste un libro della vita uguale per tutti, non è un
dettato, lasciate quella penna e correte a cercarvi, a farvi male. Solo così si
diventa aggregato di se stessi.
Sto vaneggiando.


