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martedì 31 marzo 2020

Perché ti avrei voluto scrivere una lettera, A.


Forse perché nella carta è evidente un lavoro concreto, materiale e il lavoro materiale ha a che fare col corpo. Ci sentiamo più vicini, più presenti a imprimere la nostra calligrafia sulla carta, perché spingiamo i tendini della nostra mano verso il foglio, stringiamo la penna, tentiamo praticamente di afferrare il desiderio di quell'"altro" lontano che si materializza lì, in qualche segno fatto con l inchiostro nero.
La lettera è una breccia nell'orizzonte del futuro e della distanza, finalmente colmabile. Un momento intenso di vita vissuta, di raccoglimento: totale assenza eppure assoluto esser lì con il proprio corpo a scrivere di qualcosa, a qualcuno. L'altro è assolutamente presente, lo stringiamo tra i polpastrelli e le nocche, sfiora il palmo della nostra mano. Seppur nell'attesa del recapito, quell'esercizio è immediatezza totale, pro-getto, attesa di tutti i possibili, ancora incolmabili.
Il destinatario dovrà tenerla tra le mani, e anche se non vorrà leggerla dovrà comunque accartocciarla, sentire la grana della carta sui suoi polpastrelli ruvidi, sfiorare con gli occhi le curve gentili, ma impertinenti della calligrafia. Potrà un giorno ritrovarla tra i fogli disordinati in un cassetto e riprenderla in mano e ricordare quello che il tempo ha rimosso, facendogli dubitare nel presente di quello che è stato quel suo passato. La carta sarà lì presente prima di decomporsi, aspetterà paziente tutto il tempo di una vita.
Una lettera nasconde mille segreti, il suo senso trasfigura il segno, eppure è prova tangibile di quel qualche cosa che la scrittura formalmente e parzialmente esprime. 
Magari il giorno in cui il destinatario sceglierà di rileggerla, accadrà che il sudore della sua mano ne scioglierà involontariamente l'inchiostro confondendo la parole, facendo scorrere l'inchiostro nero tra i capillari della carta. Le lettere, irriconoscibili, daranno forse vita ad un acquerello, ad un paesaggio onirico da cartolina, a un souvenir da un mondo che allora non ci sarà più.

(2019)