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lunedì 24 settembre 2012


Ricomponimi.

Languidamente spersi, niente abbondanze. Danze. Accoccolato su morbida pelle morta divori le mie bianche felicità.

Ho vissuto di morti serene, sono morta di vita privata. Quando partiranno queste bar(ch)e?

Desolanti si accompagnano senza rifugio nelle cabine dell’inverno più freddo, che abbiano mai resistito.

Riparami.

Riparami di oggetti che non si consumano, di amore violento. Vivimi. Vivo me, io.

Approfittami senza risvolti. Piegate le coperte. Accoglimi insensibilmente, le mani gelide.

Pregami di amarmi fino alla noia, che potrò promettere, a te, allora, un istante di ebrezza.

Spingimi.

Sotto.

Respingimi, senza toccarmi. E allora saremo da soli, senza di me.

Accompagnami.

Derubami.

È sotto le coperte ogni notte, si sentono i brividi, arpeggia rimorsi. Ruba la nausea, prima che si prenda tutto.

Privami.

Di ogni infelicità che possa abbuffarmi.

Dipingimi.

Quando sarò febbre.

Abbandonami.
(Quando) sarò cenere.


   Ricordali.



(Quando) in amore i ricordi belli/brutti ricordano e inneggiano il sé nel momento vissuto e vivono di immagini. Ricordti allora di me quando penserai al dolore che ti ho regalato, all’amore che non abbiamo mai smesso di pagare.

giovedì 6 settembre 2012

Lettere per ignoti


Mi manchi solo ad ogni respiro.

Una, due, tre: sono le sue parti che toccano il mio corpo, alternandosi. E’ solo uno sconosciuto. Che cosa diresti? Non ti arrabbieresti forse con lui, per il possesso che ora ha su di me?

Non ti sto pensando, non ti sto pensando, non ti sto pensando: sto facendo l’amore con lui, è solo sesso.

Non ti sto pensando. Come vorrei riuscire a non pensare ai tuoi capelli, alla tua barba che mi lascia un segno rosso sul viso: quando baciare diventa così naturale e non basta più.

Lo sbatto contro l’armadio, voglio mostrargli quanta forza ho, quanto io possa decidere chi essere con chi voglio, guarda come riesco a controllarmi anche senza di te. Lo sbatto più forte ed è così che capisce che deve levarmi la maglietta, velocemente.

È così dolce il modo in cui mi tocca, è quasi ponderato, come se tentasse di fare attenzione, come se già avesse inteso la mia fragilità. Non vuole spezzarmi, vuole solo sentirmi: forse gli piaccio davvero.
Cadiamo sul letto: è così piacevole che non ti scaccia via, mi fa solo immaginare che tra pochi secondi sarà tutto finito, ma senza di te. Non ci saranno i tuoi baci sulla fronte, non ci sarai tu ad alzare di nuovo le coperte: no, non ci sarai nemmeno questa volta.

Sto cercando di non pensarti, vattene via da qui, non ti riguarda.

Non se ne accorge che non ci sto dentro, va sempre più in fondo, è arrivato il momento: dai diglielo, faglielo capire che non ti va più. Ma forse è il caso di provare, forse tra qualche secondo?
Non ci crede, non gli va: forse è una di quelle persone che iniziata una cosa, la si finisce. 
[...]

È ora di vestirsi, di fingere ancora un poco e di chiudersi porte alle spalle. Di scendere cento gradini e sentire la gravità forzarti.

Ecco la strada: i rumori, i silenzi, gli ubriachi, la brezza fredda che ti sveglia e si vive, si vive!

Ecco il mio letto, le lenzuola non odorano di nulla, spegni la luce.
Sotto il cuscino c’è la tua maglietta: te ne sei andato anche da qui, ormai.

  Chissà a quante sussurrerai il mio nome toccando i loro fianchi umidi. Chissà quante volte invece non ci hai mai pensato.

(Track: Cretina- Verdena)