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mercoledì 28 gennaio 2015

Toppe

SCRITTURA AUTOMATICA
In un mondo surrealista dove gli alberi sono gialli e verdi. In un mondo ci sarebbe da capire che cosa sia il mondo. Se il mondo è la realtà in cui gli alberi sono gialli e verdi o se il mondo è tutti gli alberi. In un mondo surrealista in cui gli alberi sono gialli e verdi significa che esiste la possibilità di affermare un mondo a discapito degli altri. In un mondo in cui gli alberi sono gialloverdi. Il tentativo di realizzare una prospettiva di sé su un riflesso dato da una goccia di pioggia appoggiata (ma temporaneamente) su una foglia in caduta libera e lenta da un albero gialloverde. Ho talmente tanto poco spazio nella mia testa che non posso pensare alla mia prospettiva senza occludere la prospettiva del mondo. E non posso pensare la prospettiva del mondo senza bruciare la mia. Alla fine ci accorgiamo che gli alberi possono essere anche blu arancioni, ma per quanto possiamo sforzarci di inventare possibilità, per il momento gli alberi rimangono gialloverdi. Stavo pensando che non posso disegnare, per spiegare, o almeno mostrare, la mia prospettiva del mondo. Sono rilegata alle parole, che sono la cosa più cattiva che mi abbiano regalato. Perché voglio esprimere e non so esprimermi, perché voglio parlare, ma so solo comprimerle e non redimermi attraverso l’espressione di suoni. Provo sollievo ad ascoltare canzoni in lingue che non comprendo, perché finalmente il senso si svuota di se stesso e acquista il colore che scelgo di dargli come se lo prelevassi da una tavolozza di colori dipingendo un disegno acquerello. Chissà che fine faremo. Io, tu canzone. Siamo interrotti da una pubblicità di una di quelle musiche che passano nei locali balordi di gente con il risvolto ai pantaloni. Allora è questa la scrittura automatica. I’m playin’, matching.
Chissà se qualcuno ti troverà, se persisterai nella mia assenza
DESCRIZIONE DI UN PAESAGGIO GRIGIO
08.18, treno per Milano. La nebbia elimina lo spazio. Oltre quelle barriere esiste solo il vuoto, ed esse ci impediscono di perderci o di annegarci dentro. Chi non vorrebbe cadere nel vuoto? è come se si fosse deciso quale sia lo spazio e quale altro solo tempo rarefatto. Ma parlarne in questo modo non è forse creare in esso uno spessore? Esso? Vi si sviluppano, nello spazio determinato, fili continuativi che sembrano non estinguersi mai. è come se si fosse incapaci di creare linee perpendicolari, per paura di spezzare la lineare e meditata concezione del tutto.
ore 19. La pioggia d'inverno si trasforma in una moltitudine di bastoncini Blu Klein che cadono dal cielo.
LA DOMENICA AL CONDOMINIO
sono le 12.00. è domenica Le campane suonano e quella che vedo davanti a me, di fronte ad una finestra aperta, è la mia vita. Finisce la biro, continuo con una tratto pen. Ci sono un centinaio di finestre, alcune ancora chiuse, altre aperte. Ci sono dei panni stesi, i muri dell'edificio che è davanti a me sono scrostati, altri invece sono stati ridipinti da poco. Sulla sinistra c'è un albero, è spoglio. Ma è ancora giorno, è c'è il sole. Una voglia incommensurabile di vivere, d trovare lo spazio, l'aria.
L'ultimo tiro di sigaretta.
La vita.
Il filtro.


                                                           Modena, 2014