Voglio morire qui, ora. Poi una botta che sale, esplodi.
Gridamelo più forte, che mi ami. Ti prego.
M, la paura che ho di svegliarti, tu non immagini nemmeno
quegli attimi a sopprimere il mio respiro per paura di svegliarti. Le braccia
che tremano: sono da troppo tempo in questa posizione, o forse da troppo poco,
sono venti minuti di pura felicità.
È ora di vestirsi, di andare, di ricominciare a sentire il
tempo. Di desiderare: di nuovo. Ti ho sempre parlato di questa paura che mi
affligge, te ne ho parlato poco prima di… non ricordi?
Dove posso trovarti M, io provo a rincorrerti, ma tu non ti
volti M. Forse non faccio parte delle priorità M.
Che cosa cerchi dentro ad una pagina bianca, se ti ritrovi
sparso in tanti piccoli e grandi io? Quante alternative ci sono a me? Che cosa
vuoi mostrare fingendoti qualcuno che non sei?
Quando mi tenevi la mano e mi accarezzavi, che potevi farmi del male M, e che ci ho provato da
sola, piantando le unghie nella carne e non ti sentivo più sfiorarmi. E me lo
hai regalato comunque, il dolore, M.
Io ho provato a cambiare, ma tu lo hai fatto più in fretta:
è come se ti fossi spogliato delle tue stesse possibilità, è arrivato il tuo
autunno. Ma io temo l’inverno.
Ti sei ingozzato di me M, ora peso 50 chili. Ora non ho più
bisogno delle tue mani sui fianchi, M.
Si sono presi i miei piaceri, anche quelli più sgradevoli. Mi hanno privato anche della ricerca di ciò che
non si può trovare. E poi si sono presi anche te, M.
Io la chiamo anestesia, anaisthesìa.
Mi hanno detto che con il tempo saresti passato: cercherò, allora,
di annullare il tempo.