Flebile conoscenza
Insipienza. Costernarsi in vista di un fine. Che fine
condividiamo mondo? Condividiamo un fine? Come possiamo anche sono ripararci
nel tentativo creazionista di una soluzione abbracciante le scarse attitudini
dell’uomo a vincere e vincersi. Padrone di che cosa, uomini, uomini soli,
uomini a metà.
O meta?
Sesso sporco, che cosa cerco. Dentro una pagine bianca.
23/05/13
Diario di insipienze
Tu non immagini quanto sia l’attrito che questo treno ha sui
binari. Nonostante tutto è salvifico: non appartengo né a questo, né a quello,
sono in un impagabile e dannato stato di limbo.
In che cosa ci è dato credere, oggi?
Quanto i miei occhi tentano di evadere da questa multiforme
realtà per ripararsi nel buio del sonno, un unico colore, nessuna fatica,
nessun ripensamento. È un rifugio dove non posso far altro che contemplare il
già contemplato. Credi tu nella realtà dei sogni? È forse un prostrarsi a se
stessi, desidero(si) di essere padroni delle proprie costanti incoerenze?
Tento di sottrarmi dalla stanchezza che il mio corpo porta,
per la breve pausa fisiologica che gli ho concesso, che cos’altro potrei
desiderare se non di poter vivere ogni istante del mio esser qui usandolo e
straziandolo, spappolando ogni singolo secondo della mia vita?
Come posso chiudere i miei occhi, e sottrarli da questa
miriade di colori che si appropria di me e mi cerca, molestando a forza, quello
che sempre tentiamo di nascondere a noi stessi.
Potrei dirti che mi manchi, ma sarei una bugiarda. Come
potrei anche solo pensare la tua mancanza se sei una parte di me? L’unica
mutilazione che provo è il non essere franca nei tuoi confronti.
Di che cosa dovremmo parlare ancora? O meglio di che cosa
già abbiamo parlato, sfrontatamente se non della nostra incapacità di parlarne?
Siamo in arrivo a Ferrara.

