Come puoi far così? Prima scappi e poi ritorni, vagabondo tra pensieri annoiati e persi di solitudine.
Che combini? Oggi non ci sei, ieri forse, domani?
Forse è l'ora di correre per gustare quello che ci rimane, non fermiamoci a riflettere.
E' che il tempo scappa e ci sfratta prima o dopo. E che gli racconterò di te se già ora ti stai confondendo tra umidi pensieri? Quali libri leggerò senza l'incostanza del tuo nome?
E' come affogare in una bolla di sapone, senz'acqua.
Ma perchè non ti volti e mi guardi?
Perchè ignori gli sguardi?
Tu menti, i tuoi occhi, la tua lingua, le tue mani mentono.
Io non posso odiarti, ma ti detesto per come ogni giorno tu riesca ad allontanarmi, a privarmi poco a poco di una parte di me stessa.
Ma sono scelte, come decidere di cambiare taglio di capelli, come fumarsi una sigaretta.
E' come quando prendi un treno: sta a te decidere quando allacciarti le scarpe.
giovedì 16 dicembre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
Aspro mare
Non mi hai dato il tempo di finire, non hai nemmeno ascoltato tutto.
Non hai mai fatto partire questa canzone.
Forse hai solo dato uno sguardo, curiosando, disattento, provandoci, ma non è stato così intenso da trascinarti via, in questo mio mare burrascoso.
Hai scelto un altro vento, un'altra direzione, troppo lontana per provare a riprenderti, troppo tardi per accorgerti della mia mano tesa.
Hai avuto forse paura di affogare?
Non ne sono sicura, non lo avrei mai voluto, non ti avrei mai spinto sott’acqua, non volontariamente.
È il mio egoismo?
Certo, non è facile resistere senza perdersi, non è semplice sopravvivere in quest’acqua densa, ma io contavo su di te, amico mio, per non sprofondare.
Già tocchi terra, mentre annego in quest’oceano di tormenti.
Non hai mai fatto partire questa canzone.
Forse hai solo dato uno sguardo, curiosando, disattento, provandoci, ma non è stato così intenso da trascinarti via, in questo mio mare burrascoso.
Hai scelto un altro vento, un'altra direzione, troppo lontana per provare a riprenderti, troppo tardi per accorgerti della mia mano tesa.
Hai avuto forse paura di affogare?
Non ne sono sicura, non lo avrei mai voluto, non ti avrei mai spinto sott’acqua, non volontariamente.
È il mio egoismo?
Certo, non è facile resistere senza perdersi, non è semplice sopravvivere in quest’acqua densa, ma io contavo su di te, amico mio, per non sprofondare.
Già tocchi terra, mentre annego in quest’oceano di tormenti.
martedì 21 settembre 2010
Poesia con piano - Einaudi
Sei proprio tu. Si ora ricordo, le tue gambe, il tuo sorriso sghembo.
Quel modo un po’ sfacciato di porti, quella lentezza nei movimenti, il tuo profumo.
La tua danza di parole, quel dolce sentirti mia.
La tua presenza, la tua incostanza.
Le tue grandi promesse, le tue lacrime silenziose.
Correre, urlare, gli sguardi.
La pace nei tuoi lineamenti, la severità dei tuoi no.
Il modo in cui la vita ti ha preso, il modo in cui tu hai preso me.
La pena della tua mancanza.
La calma di sentirti crescere, come lo scorrere di una scala musicale.
La fretta di sentirti svanire, come la fine di questa canzone, come una goccia su questo vetro.
Per sempre.
Quel modo un po’ sfacciato di porti, quella lentezza nei movimenti, il tuo profumo.
La tua danza di parole, quel dolce sentirti mia.
La tua presenza, la tua incostanza.
Le tue grandi promesse, le tue lacrime silenziose.
Correre, urlare, gli sguardi.
La pace nei tuoi lineamenti, la severità dei tuoi no.
Il modo in cui la vita ti ha preso, il modo in cui tu hai preso me.
La pena della tua mancanza.
La calma di sentirti crescere, come lo scorrere di una scala musicale.
La fretta di sentirti svanire, come la fine di questa canzone, come una goccia su questo vetro.
Per sempre.
domenica 11 luglio 2010
Mi manchi.
Mi manca il modo in cui ci sei, in cui mi sai sorridere.
Mi manca quello che sei, quello che ora non riesco più a dimenticare.
Mi manca quello che ora mi fa arrabbiare, piangere, credere di essere da sola.
Sei tu che mi manchi, oggi, anche ieri, quando c'eri, anche domani quando pensarti sarà ancora più lontano, il momento in cui i ricordi non faranno più male.
Davvero lo credi?
La memoria è davvero mia?
Se solo potessi cancellare quello che tu sei ora, o eri ieri.
Se solo potessi farti scappare dai miei tormenti.
Se solo potessi uccidere il tuo ricordo.
Se ne fossi capace.
Farei in modo di rincontrarti, ti stringerei la mano, e non la lascerei più.
Mi manchi.
Ora che piovono pensieri vuoti, non respiro aria pulita.
Soffoco.
E tu sorridi. Forse non t’importa. Forse te ne sei scordata.
Mi manca il modo in cui ci sei, in cui mi sai sorridere.
Mi manca quello che sei, quello che ora non riesco più a dimenticare.
Mi manca quello che ora mi fa arrabbiare, piangere, credere di essere da sola.
Sei tu che mi manchi, oggi, anche ieri, quando c'eri, anche domani quando pensarti sarà ancora più lontano, il momento in cui i ricordi non faranno più male.
Davvero lo credi?
La memoria è davvero mia?
Se solo potessi cancellare quello che tu sei ora, o eri ieri.
Se solo potessi farti scappare dai miei tormenti.
Se solo potessi uccidere il tuo ricordo.
Se ne fossi capace.
Farei in modo di rincontrarti, ti stringerei la mano, e non la lascerei più.
Mi manchi.
Ora che piovono pensieri vuoti, non respiro aria pulita.
Soffoco.
E tu sorridi. Forse non t’importa. Forse te ne sei scordata.
giovedì 8 luglio 2010
Ex-
La giornata tipo scade su un bicchiere mezzo vuoto liscio di liquore, il lieto fine si consuma sul bordo di cristallo che si spezza per la troppa violenza, abuso di potere su oggetto inanimato.
Stato vegetativo, inerme, insensibile, impalpabile, impercettibile, fine.
Provo la dolcezza di un antisettico, banale, romantico, cresciuto, consumato, abusato, violentato, perso, ferito, esausto.
Come la preda che cade nel vortice senza poi, socchiude la palpebra e aspetta la morte, silenziosa.
L'angoscia lotta con la fine, squarta l'ultimo pezzo di seta e lo contamina.
E' forse la fine di una notte soleggiata?
Qui continuano a piovere acidi.
Bucano la pelle come sale su lumache, urli psichedelici, pezzi bianchi per pezzi verdi.
L'inchiostro sta colando dal basso all'alto, la cornice si è chiusa.
Manca aria.
Cerco di afferrare il vuoto con graffi sanguinanti.
Annego.
Stato vegetativo, inerme, insensibile, impalpabile, impercettibile, fine.
Provo la dolcezza di un antisettico, banale, romantico, cresciuto, consumato, abusato, violentato, perso, ferito, esausto.
Come la preda che cade nel vortice senza poi, socchiude la palpebra e aspetta la morte, silenziosa.
L'angoscia lotta con la fine, squarta l'ultimo pezzo di seta e lo contamina.
E' forse la fine di una notte soleggiata?
Qui continuano a piovere acidi.
Bucano la pelle come sale su lumache, urli psichedelici, pezzi bianchi per pezzi verdi.
L'inchiostro sta colando dal basso all'alto, la cornice si è chiusa.
Manca aria.
Cerco di afferrare il vuoto con graffi sanguinanti.
Annego.
Capitolo 1
Play.
Ubi sunt?
Vengo immediatamente violentato dall’effetto antisettico di un rozzo brano post-punk anni 60.
Nausea. Piacere. Assuefazione.
L’auricolare picchia sul mio timpano, si incarna in battiti.
Voglio provare ad annullare la mia vita.
Ho scelto di scegliere, ho scelto di sbagliare.
Pause.
Ubi sunt?
È talmente banale credere in qualcosa, irrimediabilmente patetico.
Io ho smesso di credere, ho smesso di dare spiegazioni.
Ho provato a controllare la mia sopravvivenza, poi ho iniziato a capire che non serve illudersi: quando qualcosa brucia, brucia e basta. E quando è cenere nessuno sa che cosa è stato, può solo immaginare un libro, una bambola, un cassetto di vecchi ricordi.
Ho scagliato la prima pietra addosso al mio peccato.
E dov’è il tuo Dio Buono,cristiano? Si è nascosto? È andato a raccogliere i sassi che ha lanciato nel lago, in una valle di lacrime?
Certo,ci ha creato e poi ci ha lasciato li, nella grande fattoria del mondo, tutti marchiati dall’originalità. Tutti uguali. Tutti peccatori.
Ho smesso di combattere il tuo Dio Buono e la mia ragione quando ho scoperto il vizio chimico.
La mia madre, la mia sorella, la mia moglie.
La mia mente vagheggia in un’ombra di delitti psichedelici, colori fumanti, effetti e moti.
Che spreco.
Pezzi verdi, per pezzi bianchi.
Rewind.
In questa direzione crescono solo spine. È iniziato l’inverno, ma non sento il freddo.
La stazione ferroviaria puzza di muffa, ma i pinguini in cravatta non ci fanno caso; quando la tua carta da parati è in tinta con il copridivano del salotto, tutto il resto non conta.
GENTLEMEN.
Puah. Il pavimento squallido della toilette pubblica aumenta solo la voglia di assecondare il mio stomaco, ma oggi non mi importa.
Simmetrica, umida, lercia. Ci sono perdite dai muri verdi e sudici, il lavabo è minuscolo, lo specchio è imbrattato, forse riflettono meglio le piastrelle del pavimento.
Vuoto.
Vorrei essere nato in un’isola deserta, di quelle con gli alberi di noci di cocco. Mi sarei costruito un grande veliero e avrei solcato le onde dell’Oceano e allora sarei diventato padrone della mia vita.
Credi davvero che qualcuno si ricorderà di te e ti farà svolazzare tra le nuvole?
Via dalla grande fogna e dai suoi mali. Dove un uomo può diventare il suo istinto.
Credi davvero di avere un’anima?
Oggi non ho bisogno di Dio, ne della tua compassione.
Non necessito di ragioni.
Ora ho solo bisogno dell’eroina.
Ubi sunt?
Vengo immediatamente violentato dall’effetto antisettico di un rozzo brano post-punk anni 60.
Nausea. Piacere. Assuefazione.
L’auricolare picchia sul mio timpano, si incarna in battiti.
Voglio provare ad annullare la mia vita.
Ho scelto di scegliere, ho scelto di sbagliare.
Pause.
Ubi sunt?
È talmente banale credere in qualcosa, irrimediabilmente patetico.
Io ho smesso di credere, ho smesso di dare spiegazioni.
Ho provato a controllare la mia sopravvivenza, poi ho iniziato a capire che non serve illudersi: quando qualcosa brucia, brucia e basta. E quando è cenere nessuno sa che cosa è stato, può solo immaginare un libro, una bambola, un cassetto di vecchi ricordi.
Ho scagliato la prima pietra addosso al mio peccato.
E dov’è il tuo Dio Buono,cristiano? Si è nascosto? È andato a raccogliere i sassi che ha lanciato nel lago, in una valle di lacrime?
Certo,ci ha creato e poi ci ha lasciato li, nella grande fattoria del mondo, tutti marchiati dall’originalità. Tutti uguali. Tutti peccatori.
Ho smesso di combattere il tuo Dio Buono e la mia ragione quando ho scoperto il vizio chimico.
La mia madre, la mia sorella, la mia moglie.
La mia mente vagheggia in un’ombra di delitti psichedelici, colori fumanti, effetti e moti.
Che spreco.
Pezzi verdi, per pezzi bianchi.
Rewind.
In questa direzione crescono solo spine. È iniziato l’inverno, ma non sento il freddo.
La stazione ferroviaria puzza di muffa, ma i pinguini in cravatta non ci fanno caso; quando la tua carta da parati è in tinta con il copridivano del salotto, tutto il resto non conta.
GENTLEMEN.
Puah. Il pavimento squallido della toilette pubblica aumenta solo la voglia di assecondare il mio stomaco, ma oggi non mi importa.
Simmetrica, umida, lercia. Ci sono perdite dai muri verdi e sudici, il lavabo è minuscolo, lo specchio è imbrattato, forse riflettono meglio le piastrelle del pavimento.
Vuoto.
Vorrei essere nato in un’isola deserta, di quelle con gli alberi di noci di cocco. Mi sarei costruito un grande veliero e avrei solcato le onde dell’Oceano e allora sarei diventato padrone della mia vita.
Credi davvero che qualcuno si ricorderà di te e ti farà svolazzare tra le nuvole?
Via dalla grande fogna e dai suoi mali. Dove un uomo può diventare il suo istinto.
Credi davvero di avere un’anima?
Oggi non ho bisogno di Dio, ne della tua compassione.
Non necessito di ragioni.
Ora ho solo bisogno dell’eroina.
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