Come l'intonaco rosso dai muri
come le cartilagini delle ginocchia
che si sbriciolano senza fare rumore
Non posso fare a meno di pensare
che ti sei sgretolato anche tu,
sui masegni della chiesa davanti al Rio:
un sacco di coriandoli.
Se ci pensi la parte di lama che taglia è un filo,
come quelli di cotone che si sfilavano
dalle tue magliette bianche.
Li abbiamo tagliati per non farle scucire:
adesso sono stelle filanti.
Ho scoperto che al carcere
coi fili ci fanno le canotte in seta,
io coi fili invece ci ho fatto una prigione
e a volte mi sento talmente felice
che provo a scavalcarli, ma mi ci taglio.
Allora col sangue provo a scrivere poesie:
almeno sono colorate.
Alla fine ho pensato che con quel mucchio di festoni ci potevo fare una bella catasta: il muro non l'ho neanche dovuto scavalcare, perché dall'altra parte c'era il mare e arrivata in cima mi sono tuffata in acqua. Sentivo freddo, ma il cielo era così limpido che immersa nel suo riflesso mi sarei potuta fingere una nuvola. E mentre venivo soffiata avanti dal vento pensavo che per quanto l'acqua fosse alta non sarei potuta annegare: il mare era calmo.
Dicono che siano i corpi morti ad andare a fondo, io invece sto a galla: i miei piedi si dimenano, sono piena d'ossigeno, sono piena di vita.