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venerdì 19 aprile 2024

Inverno '85

 

Chissà perché cinque anni dopo riascolto gli stessi brani che mi hai costretto a sentire a Grado, quando anche se era febbraio sentivo caldo e ora che è maggio è tornato il freddo, come se fosse inverno. Ora, però, mi piacciono.

Penso che mi manchi. Credo sia proprio tu a mancarmi, non l’idea che avevo di te, o la nostra relazione. Credo sia tu a mancarmi. 

“Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata”. 

Se fossi qui, magari ti direi: lo sai, ascolto i Massimo Volume.

venerdì 22 marzo 2024

Portogallo

 Come dadi, rotolano sull’incavo tra le clavicole

le pietre che porto al collo

per non riflettere, girano.

 

Con le finestre aperte,

in attesa che entri vento e si porti via il calore.

Passa l’aria, ma coi doppi vetri non esce niente.

Lascio aperto: se domattina vorrai entrare

anche se sono qui, distante.


(13/10/2023)

Silenzio

 

Quanto mi ha tolto, il peso che ho dentro

Quanto mi ha tolto, quanto mi ha tolto.

E se mi ha tolto lo spazio, mi ha tolto anche il silenzio.



(13/10/2023)

martedì 31 marzo 2020

Perché ti avrei voluto scrivere una lettera, A.


Forse perché nella carta è evidente un lavoro concreto, materiale e il lavoro materiale ha a che fare col corpo. Ci sentiamo più vicini, più presenti a imprimere la nostra calligrafia sulla carta, perché spingiamo i tendini della nostra mano verso il foglio, stringiamo la penna, tentiamo praticamente di afferrare il desiderio di quell'"altro" lontano che si materializza lì, in qualche segno fatto con l inchiostro nero.
La lettera è una breccia nell'orizzonte del futuro e della distanza, finalmente colmabile. Un momento intenso di vita vissuta, di raccoglimento: totale assenza eppure assoluto esser lì con il proprio corpo a scrivere di qualcosa, a qualcuno. L'altro è assolutamente presente, lo stringiamo tra i polpastrelli e le nocche, sfiora il palmo della nostra mano. Seppur nell'attesa del recapito, quell'esercizio è immediatezza totale, pro-getto, attesa di tutti i possibili, ancora incolmabili.
Il destinatario dovrà tenerla tra le mani, e anche se non vorrà leggerla dovrà comunque accartocciarla, sentire la grana della carta sui suoi polpastrelli ruvidi, sfiorare con gli occhi le curve gentili, ma impertinenti della calligrafia. Potrà un giorno ritrovarla tra i fogli disordinati in un cassetto e riprenderla in mano e ricordare quello che il tempo ha rimosso, facendogli dubitare nel presente di quello che è stato quel suo passato. La carta sarà lì presente prima di decomporsi, aspetterà paziente tutto il tempo di una vita.
Una lettera nasconde mille segreti, il suo senso trasfigura il segno, eppure è prova tangibile di quel qualche cosa che la scrittura formalmente e parzialmente esprime. 
Magari il giorno in cui il destinatario sceglierà di rileggerla, accadrà che il sudore della sua mano ne scioglierà involontariamente l'inchiostro confondendo la parole, facendo scorrere l'inchiostro nero tra i capillari della carta. Le lettere, irriconoscibili, daranno forse vita ad un acquerello, ad un paesaggio onirico da cartolina, a un souvenir da un mondo che allora non ci sarà più.

(2019)

sabato 1 giugno 2019

Il bicchiere mezzo pieno

Già è passato un anno
e chi lo sa perché
non sembra neanche un giorno
che ho ricominciato a vivere.

Chissà perché so tutto di te
e non so più niente di te
non sto neanche più ad aspettare che
ritorni, ma che mi pensi quello sì.

Perché siamo fatti a metà
e tu sei l'altro pezzo
che ho perso per strada,
che non ho mai avuto in tasca.

Perché siamo fatti a metà
sto bene così: sono mezza.
Con te faremmo uno,
ma siamo fatti a metà:

e allora sto bene così.

sabato 6 aprile 2019

Carnevale ad aprile

Come l'intonaco rosso dai muri
come le cartilagini delle ginocchia
che si sbriciolano senza fare rumore

Non posso fare a meno di pensare
che ti sei sgretolato anche tu,
sui masegni della chiesa davanti al Rio:
un sacco di coriandoli.

Se ci pensi la parte di lama che taglia è un filo,
come quelli di cotone che si sfilavano
dalle tue magliette bianche.
Li abbiamo tagliati per non farle scucire:
adesso sono stelle filanti.

Ho scoperto che al carcere
coi fili ci fanno le canotte in seta,
io coi fili invece ci ho fatto una prigione
e a volte mi sento talmente felice
che provo a scavalcarli, ma mi ci taglio.
Allora col sangue provo a scrivere poesie:

almeno sono colorate.


Alla fine ho pensato che con quel mucchio di festoni ci potevo fare una bella catasta: il muro non l'ho neanche dovuto scavalcare, perché dall'altra parte c'era il mare e arrivata in cima mi sono tuffata in acqua. Sentivo freddo, ma il cielo era così limpido che immersa nel suo riflesso mi sarei potuta fingere una nuvola. E mentre venivo soffiata avanti dal vento pensavo che per quanto l'acqua fosse alta non sarei potuta annegare: il mare era calmo.
  Dicono che siano i corpi morti ad andare a fondo, io invece sto a galla: i miei piedi si dimenano, sono piena d'ossigeno, sono piena di vita.