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martedì 4 gennaio 2011

22.45

Scivolare su trame è strano: reti di sogni, progetti, ambizioni, costruire vite, distruggere inesistenze.
Banalità, rintocchi di orologi, che scorrono e che battono come martelli sul cervello, senza farci respirare, è che manca incessantemente aria.
E a occhi aperti immaginare distese di orizzonti infiniti e toccarli e capire come rantolare alla luce senza coprirsi gli occhi.
Sguardi corti, mozzati, tagliati da mani allungate troppo. Sorrisi di cartapesta. E che i sorrisi ti fanno scoppiare, dentro, la rabbia che si scioglie.
E la felicità che si nutre di piccole speranze e di voglie e di momenti.
E senza guardare e senza sentire nulla, con il cuore, vagare e con la mente odorare il presente e riempirsi di lacrime.
Rinascere, senza per forza morire, e sentirsi vivi e giocare con i capelli su prati verdi, sotto l’ombra di qualche albero a lato di un piccolo fiume.
Avere la nostalgia di futuri passati, di mani strette, di guance sfiorate.
E sentirsi liberi e correre e cadere e piangere di nuovo fino a rialzarsi e contemplare l’orizzonte e sentirsi piccoli e così banalmente felici.

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