Fabio Refosco gioca, gioca con il caso. Le forme nere che si
fanno spazio spingono la trama bianca, non possono esaurire il proprio
significato all’interno della propria cornice: è come se quelle “macchie” di
colore reclamassero una genealogia.
L’opera di Fabio è il respiro di una profonda leggerezza, e
per penetrarla non basta che un sospiro.
Tutto il suo lavoro sembra ripercorribile attraverso dicotomie, coppie di contrari
che però trovano nel proprio opposto complementarietà e giustificazione. Nei
suoi "Fiori del male", per esempio, la bellezza e la fragilità dei soggetti
nasce da un gesto di violenza, l’immobilità del nero si riempie di significato
solo nella densità del bianco. La leggerezza inconsistente delle bolle, invece,
è pro-gettata in assenza e si completa
con la pesantezza e la densità dei cementi.
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| Margherite nere, PH Enrico Loreni |
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| Bolle |
Nelle bolle esiste un’inversione di questo
processo: con un soffio leggero l’artista accompagna le bolle di sapone e
acrilico fino alla superficie che ne infrange improvvisamente la forma.
La
bolla, dopo lo scoppio continua a persistere, ma in assenza. Si mantiene positivamente,
in apertura, sporca lo spazio trasfigurandosi mimeticamente in un firmamento di
piccole macchioline. Ecco emergere da questo lavoro un altro concetto che fa da
cardine all’opera dell’artista: il peso,
la gravità.
Le bolle ci rimandano allora ai cementi: forme inermi, solide, inattaccabili… eppure la loro compattezza impedisce loro di muoversi, di cercare equilibrio nell’aria, di infrangersi. Ma se nell’iter artistico la bolla si distrugge per ricrearsi metaforicamente, il cemento persiste racchiudendo e proteggendo la fragilità di un piccolo plexiglas.
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| Cementi |
Un altro tassello fondamentale è rappresentato da Mirror: l’opera è racchiusa all’interno
di un guscio di plexiglas. Sembrerebbe impossibile riscontrare una presenza
luminosa nel nero, eppure il materiale plastico riflette lo spettatore, che si
immerge nella calma immobile e sigillata del colore, diviene la sua parte
complementare e rappresenta, infine, il compimento dell’opera.
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| Mirror, 2014 |
Fotografie di Enrico Loreni.
Dove trovare Fabio e le sue opere:











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