Ricomponimi.
Languidamente spersi, niente abbondanze. Danze. Accoccolato su morbida pelle morta divori le mie bianche felicità.
Ho vissuto di morti serene, sono morta di vita privata. Quando partiranno queste bar(ch)e?
Desolanti si accompagnano senza rifugio nelle cabine dell’inverno più freddo, che abbiano mai resistito.
Riparami.
Riparami di oggetti che non si consumano, di amore violento. Vivimi. Vivo me, io.
Approfittami senza risvolti. Piegate le coperte. Accoglimi insensibilmente, le mani gelide.
Pregami di amarmi fino alla noia, che potrò promettere, a te, allora, un istante di ebrezza.
Spingimi.
Sotto.
Respingimi, senza toccarmi. E allora saremo da soli, senza di me.
Accompagnami.
Derubami.
È sotto le coperte ogni notte, si sentono i brividi, arpeggia rimorsi. Ruba la nausea, prima che si prenda tutto.
Privami.
Di ogni infelicità che possa abbuffarmi.
Dipingimi.
Quando sarò febbre.
Abbandonami.
(Quando) sarò cenere.
Ricordali.
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