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giovedì 6 settembre 2012

Lettere per ignoti


Mi manchi solo ad ogni respiro.

Una, due, tre: sono le sue parti che toccano il mio corpo, alternandosi. E’ solo uno sconosciuto. Che cosa diresti? Non ti arrabbieresti forse con lui, per il possesso che ora ha su di me?

Non ti sto pensando, non ti sto pensando, non ti sto pensando: sto facendo l’amore con lui, è solo sesso.

Non ti sto pensando. Come vorrei riuscire a non pensare ai tuoi capelli, alla tua barba che mi lascia un segno rosso sul viso: quando baciare diventa così naturale e non basta più.

Lo sbatto contro l’armadio, voglio mostrargli quanta forza ho, quanto io possa decidere chi essere con chi voglio, guarda come riesco a controllarmi anche senza di te. Lo sbatto più forte ed è così che capisce che deve levarmi la maglietta, velocemente.

È così dolce il modo in cui mi tocca, è quasi ponderato, come se tentasse di fare attenzione, come se già avesse inteso la mia fragilità. Non vuole spezzarmi, vuole solo sentirmi: forse gli piaccio davvero.
Cadiamo sul letto: è così piacevole che non ti scaccia via, mi fa solo immaginare che tra pochi secondi sarà tutto finito, ma senza di te. Non ci saranno i tuoi baci sulla fronte, non ci sarai tu ad alzare di nuovo le coperte: no, non ci sarai nemmeno questa volta.

Sto cercando di non pensarti, vattene via da qui, non ti riguarda.

Non se ne accorge che non ci sto dentro, va sempre più in fondo, è arrivato il momento: dai diglielo, faglielo capire che non ti va più. Ma forse è il caso di provare, forse tra qualche secondo?
Non ci crede, non gli va: forse è una di quelle persone che iniziata una cosa, la si finisce. 
[...]

È ora di vestirsi, di fingere ancora un poco e di chiudersi porte alle spalle. Di scendere cento gradini e sentire la gravità forzarti.

Ecco la strada: i rumori, i silenzi, gli ubriachi, la brezza fredda che ti sveglia e si vive, si vive!

Ecco il mio letto, le lenzuola non odorano di nulla, spegni la luce.
Sotto il cuscino c’è la tua maglietta: te ne sei andato anche da qui, ormai.

  Chissà a quante sussurrerai il mio nome toccando i loro fianchi umidi. Chissà quante volte invece non ci hai mai pensato.

(Track: Cretina- Verdena)

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