E senza il tuo corpo
sento questo senso di vuoto
irrorarmi,
questa stanchezza che mi trascina,
senza un luogo.
La vita a cui non appartengo
e di cui esprimo alcuni modesti giochi linguistici.
Non mi serve un compendio,
Tu sei l'afasia.
Le articolazioni,
che snodano la tua mandibola
nel gracile gesto di accantonarmi dai pensieri
e rendermi materia.
Nella nostra innocente impossibilità di vederci figuranti,
ma solo figure in uno spazio puro,
l'aritmia di un sistema anomalo.
Ci separiamo
senza un dove,
per non sentirci affetti dall'abitudine
nel palesarci:
nel palesarci:
Tu sei l'Afasia.
Da Trapezista, tremante, insidi il tempo:
lasci che ci consoli nel silenzio
a noi che siamo seduti qui,
senza attendere.
Delle notti sul bordo di un davanzale,
dell'erba bruciata nella stagione calda,
dell'acqua che entra nei polmoni:
niente ti appartiene,
che non sia ricordo o sospensione.
Tu sei Afasia,
eppure hai un inizio.
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